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Il gioco
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Il gioco

by roberto.corradi9 Agosto 2018

I bambini non hanno bisogni di adulti-bambini , ma di adulti che giochino e si divertano con loro, che  siano presenti affettivamente.

Una breve necessaria premessa:Qualunque comportamento può o meno essere rinforzato dai genitori aumentando o diminuendo la probabilità che questo venga ripetuto.

Giocare per il bambino non è un optional ma una necessità , se questa predisposizione non viene rinforzata tenderà ad estinguersi o a ridursi determinando ansia e rabbia in funzione delle mancanze inevitabili che ne conseguiranno.

La partecipazione attiva dei genitori è necessaria perché inizialmente l’identità del bambino si formerà solamente in relazione ad essi . La sua identità sarà positiva solo se è in armonia con l’atteggiamento dei genitori verso di lui.

Nel bambino come nell’adolescente il ruolo dei genitori è spesso  quello di raccogliere i cocci . Il lattante che scaglia il sonaglio alla scoperta di se’ non turba i genitori come l’adolescente che scaglia i valori fuori dalla finestra e forse nell’ultimo caso “raccogliere i cocci” non è facile.

Il gioco è relazione,la natura sociale è presente sin dal principio : il gioco con gli altri è primario ; il gioco solitario e le possibilità di apprendimento sono secondari, modi derivati di giocare . Il parallelo con il sorriso chiarirà questo concetto.

Lo sviluppo del sorriso è parallelo a quello del gioco anche se il primo ha una forma abbastanza costante  Il sorriso rispecchia alcune delle caratteristiche più importanti del gioco.

Il sorriso appare nell’ambiente familiare fin dalla 4/5 settimana di vita mentre in laboratorio non prima della dodicesima infatti bambini di un anno reagirebbero al sorriso di un genitore in laboratorio ma non di uno sperimentatore

Fare mantenere al lattante il sorriso è fonte di estrema gioia per i genitori . Ma il bambino influenza gli atteggiamenti più idonei a mantenere lo scopo .Quindi il sorriso non ha solo funzione espressiva ma fondamentale come mezzo importante per iniziare a mantenere i primi scambi comunicativi

 

Benchè il sorriso sia un comportamento evidente diversamente dal gioco che puo’ manifestarsi in tanti modi diversi , ha moltissime somiglianze con l’evoluzione del gioco :

 

Ø  Dai più precoci gesti i segnali di divertimento diventano sempre più chiari e differenziati

Ø  Appena un bambino diventa più attivo nel creare le condizioni che possono stimolare una risposta divertita diventa più attivo nel gioco .

Ø  La crescita del bambino è parallela al campo del comico . Nuove aree di esperienza vengono fatte proprie a fini ludici .

Ø  Il sorriso ed il comportamento ludico appaiono più facilmente in condizioni di benessere.

Ø  Sorridere e giocare sono aspetti relazionali dall’inizio

 

 

     Ma essenzialmente cosa è il gioco ? Ecco le regole base

 

Ø  Il gioco è piacevole e divertente per il fruitore anche quando questo non risulti immediatamente ovvio

Ø  Il gioco non ha scopi estrinseci , in termini utilitaristici è improduttivo

Ø  Il gioco è spontaneo e volontario , liberamente scelto

Ø  Il gioco necessita di un impegno attivo

Ø  Il gioco ha relazioni sistemiche con tutto quello che è non gioco .

 

Innanzitutto il gioco è un’attività godibile per se stessa . Pavlov parlava di una” contentezza muscolare”L’importanza del gioco risiede quindi nel godimento diretto ed indiretto che il bambino ne trae . Ma il gioco ha anche due facce : una rivolta verso il passato e l’altra verso il presente /futuro. Infatti il gioco consente al bambino di risolvere in maniera simbolica problemi irrisolti del passato e di far fronte simbolicamente o praticamente a problemi del presente o del futuro . InoltreStimola lo sviluppo cognitivo ma insegna anche al bambino senza che se ne renda conto gli atteggiamenti psicologici indispensabili per l’apprendimento come la perseveranza . Affascinato dalla possibilità di far restare in equilibrio una serie di cubi puo’ perseverare a discapito del crollo degli stessi.

Di regola i bambini hanno bisogno di tempo ed agio per concentrarsi sul gioco . Se siamo impazienti lo scoraggiamo . Se dirigiamo i lavori rischiamo di fornire immagini troppo complicate del mondo .

Per questo è importante la disponibilità alla pazienza  , la nostra approvazione e gioia .

Il piacere per il bambino deriva dallo sperimentare la fantasia di essere un grande spadaccino , un aviatore , un dottore , un poliziotto , un pompiere e cosi’ via . In pratica immaginandosi in ruoli e anticipando senza impegno possibili scelte .

Ogni bambino cambia durante la giornata più volte  giocattoli adattandoli alle esigenze del momento . Ne consegue , al di là della pericolosità , che nessun giocattolo è di per sè dannoso. Anche i fucili e le armi rivestono importanza in quanto in grado di aiutarlo a scaricare aggressività   e non sono assolutamente predittori di un futuro da killer almeno non più di quanto un lego predisponga a diventare ingegneri od architetti.

Il riconoscimento di impulsi aggressivi come normali ne accelera lo sfogo mentre l’inibizione ne favorisce l’accumulo . Inoltre fa più danno il genitore che pur vietando le armi ha un atteggiamento aggressivo piuttosto di quello che gioca ai cowboys col figlio. Il videogioco violando le regole essenziali di quello che è gioco inibisce la fantasia del bambino rinforzando solo il suo senso di solitudine e la sua onnipotenza ( Guarda come sono bravo ) , eppure questi giochi sono a prova di idiota la prova è che con sufficiente applicazione tutti sono in grado di ottenere ottimi risultati , forse anche una scimmia . Andrebbero proibiti prima dei cinque anni dato che per i bambini più piccoli fantasia e realtà sono ancora intrinsecamente legate.

        GOETHE  diceva che Il genio si nutre della solitudine

Es bildet ein Talent sich in der Stille , und ein Charakter in dem sturm der Welt

.  Attraverso le sue fantasticherie e i giochi basati su queste il bambino ha modo di compensare in qualche modo le tensioni della vita quotidiana . Quando giocando alla guerra agisce le sue fantasie aggressive e ostili cerca di vivere anche l’esperienza del dominio . Viene in luce una differenza importante tra fantasticheria e gioco .Nella fantasia il bambino come l’adolescente puo’ essere il tiranno assoluto o il re del rock, ma quando comincia ad agire le sue fantasie si scontra con la realtà degli altri che giocano con lui e con i limiti del mondo .

 

Ma il gioco ha bisogno di fantasia , si nutre di fantasia eppure oggi il tempo di fantasticare non viene più concesso ai bambini e neanche agli adolescenti ed agli adulti .Impegni , obblighi , genitori iper-organizzativi . Tutto concorre a uccidere la fantasia . Anche la televisione non propone che modelli stereotipati e i bambini non riescono a sviluppare una loro vita fantastica.

Alla creatività non si puo’ attingere in spezzoni di ore rubate ad attività considerate più importanti . Il fatto di non riuscire ad organizzare una vita interiore sufficientemente ricca costringe sempre di più il bambino ad attingere alla televisione o ai genitori in un circolo vizioso che tenta di riempire un vuoto sempre più ampio.

L’immaginare ( Non il fantasticare ) getta un ponte tra la realtà e l’emotività e via a via l’emotività si modifica mentre il reale si arricchisce del mondo interno del bambino .

Questo aspetto non è da sottovalutare dato che lo stato emotivo determina la selezione del pensiero stesso . Se sono triste avro’ accesso più facilmente ad immagini tristi ma se sono felice tutto è possibile . Riuscire sempre a mediare l’emotività provocata dallo scontro con la realtà attraverso l’uso della fantasia puo’ servire ad attenuarne l’impatto.

I genitori sono sempre felici quando vedono i loro figli giocare , ma lo sono altrettanto quando devono giocare con loro ?

Non ci vuole molto al bambino per capire che il suo gioco è apprezzato dal genitore perché lo lascia libero di fare quello che vuole. Il vero test non è quello che dice il genitore ma quello che fa.

A volte va tutto bene, il genitore non sta facendo nulla di particolarmente importante e quindi acconsente a giocare con il figlio ma se la richiesta di impegno e di concentrazione aumentano spesso la risposta sarà : “Dopo. Ora ho da fare..” Sentendosi cosi’ bloccato nella sua iniziativa

Quando pero’  il bambino sta giocando e gli chiediamo di venire a salutare un ospite la risposta sarà : Dopo. Ora sto giocando , ho da fare . Inevitabilmente  verrà costretto ad interrompere l’attività per fare quello che desidera il genitore . La sensazione è che quello che lui fa è sempre meno importante di quello che facciamo noi .

Ma se il papà sta giocando a pallone con il bambino e la mamma li chiama per mangiare la risposta di entrambi sarà :” Dopo. Ora abbiamo da fare”. Quindi la partecipazione reale ad un gioco permette di condividere profondamente esigenze e stati d’animo …………….pensiamo  all’importanza dell’’empatia .

Non voglio dire che i genitori prendono con leggerezza il gioco dei figli, anzi. Pero’ siamo selettivi nel nostro impegno con il gioco e ne prendiamo seriamente solo alcuni aspetti, magari privilegiando  quelli più da grandicelli . Ma gli atteggiamenti di fondo si formano molto prima

Per secoli grandi e piccini hanno giocato agli stessi giochi riuscendo cosi’ a creare un legame comune attribuendo indirettamente  al gioco un’importanza ormai persa.

Oggi sono relativamente pochi i giochi che divertono adulti e bambini; la presenza del bambino è vista il più delle volte come un’intrusione . Il segreto non è nel gioco ma nel riuscire a partecipare emotivamente allo stesso modo . Il bambino avverte il distacco o la compiacenza ricavandone un’impressione , un’idea che riguarda anche se stesso.

 

Lottavano così come si gioca
i cuccioli del maggio era normale
……………………
ad aspettarli fuori rimaneva
la stessa rabbia la stessa primavera…

Fabrizio De Andrè

roberto.corradi AutoreModerator
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