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Viviamo circondati da bugie
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Viviamo circondati da bugie

by roberto.corradi10 Agosto 2018

Ogni giorno i quotidiani ci riportano notizie relative a truffe , imbrogli e  malversazioni. Tutte situazioni che hanno alla base una serie di menzogne . Anche il panorama storico passato e recente  non è altro che un gigantesco contenitore di tradimenti, doppi giochi ed alterazione dei fatti  ad uso e consumo delle forze dominanti  in un dato periodo storico. Eppure qualunque genitore affermerà in perfetta buona fede , forse, che le bugie sono una cosa riprovevole  da sanzionare con la massima severità . Qualcosa non torna. Non sembra anche a voi ?

Pensiamoci un secondo, se realmente tutti  proponessero modelli educativi così virtuosi il numero dei bugiardi dovrebbe essere molto inferiore a quanto in realtà ci suggerisce la nostra esperienza.

Quotidianamente rivolgiamo ripetutamente la nostra percezione verso quei segnali che ci paiono indicare la mancanza di buona fede in questa o quell’altra persona. Il pettegolezzo non è altro che una forma spregevole di diffusione di menzogne eppure tutti abbiamo esperienza di questo genere di cose. Ma in realtà che cosa è una bugia ? Molto semplicemente potremmo definirla come un tentativo più o meno felice di modificare la realtà di un accadimento per cause assolutamente banali o per fini criminali. I bambini dicono le bugie, lo sappiamo, o almeno ci provano tuttavia anche gli adulti non si risparmiano di certo e spesso, haimè , dicono che lo fanno  in buona fede . Ma quali sono i percoli delle bugie di piccoli e grandi e quali conseguenze portano atteggiamenti ambigui e manipolativi ?

Un individuo che attiva due idee o comportamenti che sono tra loro coerenti, si trova in una situazione emotiva soddisfacente (consonanza cognitiva); al contrario, si verrà a trovare in difficoltà discriminatoria ed elaborativa se le due rappresentazioni sono tra loro contrapposte o divergenti. Questa incoerenza produce appunto una dissonanza cognitiva, che l’individuo cerca automaticamente di eliminare o ridurre a causa del marcato disagio psicologico che essa comporta. Facciamo un esempio: Un bambino gioca in un parco, la mamma lo richiama dicendogli che con la sua esuberanza disturba la gente. Il bambino vede invece che tutti gli sorridono in modo gentile . Egli  quindi  ha sperimentato una dissonanza cognitiva dato che quanto affermato da mamma non corrisponde alla sua percezione, In questo caso i bambini piccoli rifiutano la propria esperienza a favore delle informazioni che provengono dagli adulti ma  subordinare la validità della propria esperienza a quella degli adulti provoca incertezza e stress inoltre si creano paure e dipendenza dagli adulti  e si disimpara a connettere gli eventi dalla realtà che li produce. Per il bambino, accordare le proprie percezioni con quelle delle persone di riferimento è di per di sé una fonte di sicurezza e di fiducia in se stesso.  Anche saper dare limiti senza alterare la realtà è importante infatti  i bambini le cui percezioni vengono confermate dagli adulti ma che quando è necessario vengono posti di fronte a un netto “no” da adulti sviluppano una migliore capacità di porre limiti a se e agli altri. Facciamo un altro esempio:  un bambino è stato portato a fare la spesa subito dopo Natale, approfittando dell’assenza il papà smonta l’albero e lo mette via. Al ritorno il bimbo è allibito ma il papà gli spiega “ l’albero è andato in vacanza con babbo natale ma tornerà l’anno prossimo”. Se il bimbo fosse subissato da tali informazioni alla lunga non  andrebbe neanche a fare la spesa per il terrore che i suoi giocattoli animandosi di vita propria decidessero di andare in vacanza, infatti nell’esempio precedente vi è un unico responsabile: l’albero. Sul breve periodo gli imbrogli sono spesso coronati dal successo ma sul lungo periodo trasmettono ai bambini dei modelli comportamentali sbagliati che ostacolano la formazione di un corretto confronto con la realtà e con il contesto interpersonale. I bambini che vengono abituati a sapere in anticipo quando devono affrontare una situazione difficile sono meglio preparati per la vita futura . La loro capacità di pianificare ed il loro senso di orientamento nella vita vengono rinforzati , ovviamente vanno accompagnati nel processo di elaborazione e chiarificazione ( Gioco ?). Questo aiuta a controllare la tensione. Tentare di evitare il dolore di una separazione costituisce per un bambino un problema ben piu’ serio della separazione stessa. La possibilità di sfogarsi con il pianto costituisce una valvola emotiva e da il via ad un processo di elaborazione in cui ovviamente la certezza che la mamma torni quando ha detto costituisce una colonna portante. Non è possibile nascondere le preoccupazioni, così ovviamente il bambino capirà immediatamente che qualcosa non va . E dato che in questo senso fanno riferire tutto a loro stessi, penseranno che una loro mancanza ha causato una preoccupazione alla mamma.

Marguerite Yourcenar  scriveva: ” non esistono persone più volgari dei nostri complici “.  Di fronte alla richiesta di un genitore che ama di non dire qualcosa all’altro genitore o ad una persona cara il bambino viene a trovarsi in un grave conflitto affettivo . Qualunque cosa farà sarà sempre sbagliata. I segreti tra genitori e figli sono ovviamente i più distruttivi, ma anche le bugie raccontate per proteggere da realtà spiacevoli alla lunga hanno delle conseguenze. I bambini si accorgono degli sforzi fatti per allontanarli dalla realtà delle cose e reagiscono diventando più paurosi, più problematici spesso hanno degli incubi a volte prendono sul serio il compito di non capire e non ascoltano più quando gli si parla. Eventuali tensioni familiari vengono sempre avvertite dai bambini che quindi hanno diritto di essere messi al corrente di avvenimenti significativi.  La felicità dei bambini è correlata al buon rapporto tra i coniugi . Stati di tensione continui e l’abitudine di  coinvolgere i bambini nelle proprie diatribe , magari usandoli, crea danni anche gravi al minore coinvolto . In molte famiglie si sviluppano conflitti giganteschi di cui i minori vengono messi al corrente in piccola parte o per nulla. Quando poi si sfocia nella separazione i bambini non capiscono, sono confusi, si auto colpevolizzano  spesso riportano idee distorte su quanto è successo . Di sicuro prima o poi si renderanno conto di essere stati ingannati per anni con le inevitabili conseguenze in termini di rabbia, disagio sociale e scarso rendimento nello studio. Ancora maggiore è, come accennato, il danno nel caso in cui menzogne e distorsioni riguardano opinioni di un genitore nei confronti dell’altro. In queste situazioni il senso morale dei ragazzi viene a volte irrimediabilmente compromesso a fronte di un comportamento che potremmo definire criminale e irresponsabile.

Anche un  evento tragico ha un impatto tremendo sulla vita dei bambini, un papà può essere arrestato, una mamma uccisa, una malattia può stroncare un genitore  o un pazzo può in strada cancellare la quasi totalità di un nucleo familiare. Le possibilità sono tantissime e a volte si commettono degli errori nel tentativo di salvaguardare il minore dal dolore della perdita. Cosa fare per aiutare il bambino?

E’importante  metterlo il più possibile al corrente di quanto accaduto. Come ? Seguendo alcune regole:

  • Comunicare il proprio intento a tutti gli adulti coinvolti nella tragedia per accertarsi che gli scopi , le metodologie e le finalità siano chiari per tutti. Accertarsi che gli adulti abbiano in parte elaborato la propria disperazione per evitare distorsioni comunicative dovute al tentativo di proteggersi. “ devi essere forte vedi io non piango “
  • Accettare il proprio dolore e la disperazione e non avere paura dei propri sentimenti.
  • Si ha paura che parlando al bambino non si riuscirà a trattenere il pianto. Ma cosa c’è di sbagliato nel mostrare la propria sofferenza? E’ il modo migliore per fare capire quanto condividiamo i dolori.
  • Non raccontare un fatto isolato ma inserire il tutto nel contesto degli eventi.
  • Affrontare l’argomento dei sentimenti del bambino. Cercare di essere chiari quando gli dite che capite: “ se fosse capitato a me sarei stato disperato e sconvolto”
  • Rispettare i limiti : non addossare al bambino alcuna responsabilità. “Da quando mamma o papà è morto/a ho i nervi a pezzi cerca di comportarti bene “
  • Tenere conto dell’età del bambino per quanto riguarda i particolari .
  • Permettere l’ambivalenza, se un tragico evento fosse successo a causa di uno dei genitori bisogna evitare di demonizzarlo con la consapevolezza che il perdono è la forma di terapia più efficace
  • Affrontare per primi l’argomento non aspettare che sia il bambino a fare domande .
  • Se i bambini percepiscono che un argomento è fonte di dolore o di imbarazzo potrebbero evitare di chiedere informazioni per non rompere il tabù che avvertono presente. Un bambino non sa quando è il momento di fare delle domande su argomenti di cui sa poco o nulla.
  • Non lasciare che il colloquio rimanga un fatto isolato

Le bugie dei bambini invece assumono una valenza e un significato a seconda: dell’età, del contesto, dell’intensità delle piccole bugie  e della frequenza delle stesse.

E’ normale che nel corso dello sviluppo i bambini comincino a dire qualche piccola bugia, di solito intorno ai 3 anni:  “ non sono stato io è stato il gatto che ha mangiato i biscotti “. Queste bugie sono un modo per affermare la propria indipendenza , un po’ come dire “ tu non puoi leggermi nel pensiero, ho anche delle cose che sono solo mie “. In questi casi imporsi con modelli del tipo :” non si dicono le bugie vergognati so benissimo che non è stato il gatto …..” non serve altro che a creare insicurezza e insofferenza del controllo nel minore che non si sentirà libero neanche nei suoi pensieri. Avevamo detto che la bugia è un modo per trasformare la realtà quando  però questa trasformazione diventa  un abitudine troppo consolidata il bambino ceca di comunicarci che qualcosa non va, che nella sua vita vorrebbe cambiare qualcosa . Tuttavia non è raro, soprattutto che nei primi anni di scuola il bambino cerchi di coprire qualche mancanza con bugie riferite di solito ai compiti o al rapporto con i docenti. In questi casi (Se intensità e frequenza non lasciano spazio a preoccupazioni ) conviene sottolineare la poca utilità di un atteggiamento del genere adottando magari piccole punizioni ma senza parlare di” eventi  gravissimi “ drammatizzando  un qualcosa che in fondo è più che gestibile. In caso contrario l’unico risultato sarà solo di avere un bambino che diventerà sempre più abile a mascherare le proprie mancanze ed una coppia di genitori che innalzerà via via il livello di controllo creando un clima di sfiducia e rispetto reciproco. Ovviamente diversa rilevanza avrebbero le bugie se utilizzate da un adolescente soprattutto in presenza di un rendimento scolastico pessimo . Tuttavia conviene sempre cercare di capire:

  • Quante volte ha mentito
  • Che cosa lo mette veramente a disagio
  • Se di fronte all’evidenza continua a negare la propria responsabilità

Difatti la cosa più pericolosa nelle bugie per i più piccoli sta proprio nella possibilità che queste hanno di trasformare la realtà. Se utilizzato in modo compulsivo questo tipo di meccanismi puo’ dare luogo a danni  psicologici anche gravi. Vi sono numerosi adulti che mentono continuamente su quello che hanno ,su quello che fanno o che hanno fatto, pensiamo come esempio  alla”cernia” che era andata a cercarsi lauree in paesi improbabili. Che tipo di esempio traggono i giovani ? Concludendo possiamo dire che le bugie dei bambini non vanno certo incoraggiate  anche se in sè costituiscono un aspetto normale della crescita e nei casi più gravi un meccanismo di difesa contro una realtà spiacevole. Le bugie degli adulti verso i bambini costituiscono sempre o quasi un atto che alla lunga può generare, a seconda dei casi, effetti spiacevoli o danni importanti.

roberto.corradi AutoreModerator
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