Psichiatria
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Figli dimenticati in auto: un punto di vista psichiatrico
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Figli dimenticati in auto: un punto di vista psichiatrico

by admin23 Settembre 2018

Dopo alcuni eventi di figli dimenticati in auto, avvenuti negli ultimi anni , credo sia utile inquadrare i fatti, introducendo la dichiarazione di Paola Vinciguerra, psicologa-psicoterapeuta, presidente dell’Associazione Europea Disturbi da Attacchi di Panico (Eurodap), nonché mia carissima amica e collega. La psicologa sostiene che in alcuni casi sarebbe determinante il fattore stress. Affermazione che condivido poiché questo tipo di evento può avvenire quando si supera la cosidetta “finestra di tolleranza dello stress” , concetto sviluppato da Daniel Siegel nel 1999. Siegel la definisce come quel range all’interno del quale le diverse intensità di attivazione emotiva e fisiologica possono essere integrate senza interrompere la funzionalità del nostro sistema (Siegel, 1999, 253 ed. americana).
Quando le persone sono all’interno della loro finestra di tolleranza, le informazioni che provengono dal mondo interno e dall’ambiente esterno, possono essere integrate in un fluire ininterrotto di informazioni percettive che vengono assimilate e associate ai dati emotivi e cognitivi, fino a costruire un significato alle esperienze e facendoci agire normalmente.
Ma se le informazioni che provengono dal mondo interno e/o dall’ambiente esterno sono troppe, e troppo lunghe nel tempo, si supera quella finestra e generalmente si arriva a una condizione di iperattivazione (stress elevato) che spesso frammenta l’esperienza percettiva, diminuendo così la capacità di fare scelte adattative. Non solo, si possono sviluppare anche fenomeni di tipo dissociativo, cioè quelle condizioni caratterizzati dalla sconnessione e/o dalla discontinuità della normale integrazione di coscienza, memoria, identità, emotività, percezione, rappresentazione corporea, controllo motorio e comportamento. Ognuno di noi può incorrere in questi fenomeni, quando si trova in condizioni di elevatissimo stress fisico o psichico. Ne deriva quindi la capitale importanza di conoscere i nostri limiti di fatica psico-fisica, mentre appare altrettanto importante l’apporto delle persone che ci stanno accanto e che ci vogliono bene: possono aiutarci a riconoscere il momento di staccare, facilitando cosi il nostro rientro all’interno della finestra di tolleranza allo stress.
Ciò che è successo alla donna che ha dimenticato la bimba in auto, provocandone la morte, è un tipico esempio di questa condizione e di quello che è successo alla sua mente. illuminanti, ancora una volta, le parole di Paola Vinciguerra :
“La donna che ha dimenticato la sua bambina in macchina, ha registrato nella sua mente il fatto di aver portato la figlia a scuola come qualcosa di accaduto, anche se in realtà non ha mai eseguito quell’azione. Il tutto avviene in una falsa percezione di azioni compiute perché preventivate; poi il cervello, in uno stato di stress, si sposta sull’azione immediatamente da compiere dopo. Ecco allora che possono verificarsi cose terribili e inaccettabili”. La mente è andata in dissociazione , ha perso il contatto con la realtà, ha vissuto un altro tempo un’altra azione.
Quindi attenzione a riconoscere i nostri limiti, un appello particolarmente rivolto alle mamme e ai papà: non siamo né dobbiamo essere super genitori , ma possiamo sempre imparare a chiedere aiuto e/o essere aiutate.

Pozzi Maria Adele
Psichiatra-psicoterapeuta EMDR
Vicepresidente Familiarmente Noi Onlus

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