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Psicologia clinica del caregiver: difficoltà e aspetti preventivi. Note psicologiche.
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Psicologia clinica del caregiver: difficoltà e aspetti preventivi. Note psicologiche.

by andrea.carta30 Ottobre 2018

 “Possiamo scoprire il significato della vita in tre diversi modi:

  1. col compiere un proposito;
  2. con lo sperimentare un valore;
  3. con il soffrire.”

[Frankl, 2014]

 

Idealmente, nel lavoro di cura, Frankl individua pienamente il significato della vita. Emozioni, cognizioni e comportamenti del caregiver, a patto di mantenere coerenza con l’aspetto fisico, psicologico e spirituale, tendono a riscoprire, a rinnovare il senso dell’esistenza. Chi si vota, per professione o per vicinanza al malato, al prendersi cura, rintraccia, molto spesso senza valorizzarlo adeguatamente, una precisa direzione di crescita esistenziale. Non a caso, il caregiver, prima di tutto, compie un proposito nel momento in cui ritiene centrale dedicare del tempo alla persona da accudire, sacrificando altre importanti situazioni quotidiane. Diviene quindi un compito, un mandato da perseguire, una responsabilità che ha priorità su tutto il resto: un significato giornaliero finalizzato al benessere della persona bisognosa. E diventa semplice, almeno teoricamente, sperimentare un valore: se è vero che “la realtà ha un senso e non cessa mai di avere un significato”, la malattia può essere una valida opportunità per sentirsi pienamente utili per l’altro. Tutto questo comporta inevitabile sofferenza, poiché le emozioni, specialmente quando legate alla progressione della malattia del nostro caro, bruciano e sono dolorose. Esemplare appare la frase della Lukas [1998]: “[…] nessun destino, per quanto terribile, ha il potere di determinare il comportamento dell’uomo nei suoi confronti. Una cosa è certa: chi riesce ad assumere un atteggiamento positivo ed eroico anche di fronte a fattori del destino molto negativi ed opprimenti trova un grandissimo conforto nel fatto di non dovere, nonostante la propria situazione, perdere il rispetto di se stesso, anzi, di poter persino essere fiero di sopportare con dignità il dolore”.

Le ricerche, purtroppo, ci mostrano una realtà diametralmente opposta, ben lontana da questa ideale conquista di significato dell’esistenza.

Un recente studio americano [Kearns et al, 2017] ha sottolineato come le aspettative di pesantezza del compito (vissute come pesante zavorra) di chi dovrà sostenere il malato, immediatamente successive ad una diagnosi infausta (lo studio è stato svolto tra caregiver di unità intensive), sono elementi di rischio psicologico elevato, in particolar modo legato all’abuso di alcool (a sei mesi dalla diagnosi). Vengono evidenziati, infatti, tre settori sensibili che possono determinare una differenziazione tra accettazione frankliana e crollo psicologico: 1) percezione dell’assistenza da prestare come pesante fardello, 2) tempo effettivo speso nel ruolo di caregiver, 3) differenziazione della persona-caregiver, cioè aiuto da altre figure, siano essi professionisti o congiunti. Per esempio è stato dimostrato che la sottostima iniziale del tempo da dedicare al malato è significativamente più predittivo di problemi adattivi rispetto a chi sovrastima l’impegno.

Evidentemente gestire e curare una persona bisognosa può essere equiparato, per lunghezza e difficoltà, ad un forte distress. Su questo punto molte ricerche hanno mostrato aumento di stili di vita disfunzionali (alimentazione, droghe, alcool, sedentarietà) [Vivar et al, 2010] e problemi fisici [Swore-Fletcher, 2012]. In letteratura sono presenti, tra le maggiori difficoltà che incontrano i caregiver: diffuso impatto negativo su attività o interessi relazionali e sociali, restrizioni e diminuzione della qualità della vita, difficoltà sentimentali e dissesti economici, sentimenti di profonda disperazione [Hunfeld et al, 2002]. In termini cognitivi, inoltre, sperimentano orientamento negativo alla realtà, bassa autopercezione nel ruolo di cura e bassa soddisfazione per le attività del tempo libero [Pendergrass et al, 2017]

Guldin et al. [2013] fanno notare come sia ampiamente dimostrato, inoltre, che caregiver di pazienti con diagnosi di cancro utilizzino maggiormente i servizi sanitari per loro stessi sia un anno prima che un anno dopo la perdita del loro malato. Inoltre un altro problema emergente, spesso compagno di viaggio del caregiver, è l’insorgenza di sintomi depressivi. Rimane, infatti, storicamente nota la correlazione tra depressione e rischio di insorgenza di cancro [Pennix et al, 1998]: nei caregiver sono spesso presenti sintomi depressivi che gravano negativamente sia sulla salute che sull’assetto psicologico (anche se le ricerche dimostrano un’alta variabilità nell’incidenza di questi fattori, con valori che si attestano tra il 12% e il 67% della popolazione-caregiver [Kessler et al, 2014])

Esistono varie soluzioni, tutte ugualmente valide, per cercare di ovviare a quello che in letteratura inglese viene definito come “Caregiver burden”: interventi di psicoinformazione circa la malattia o l’attività da svolgere [Liljeroos et al, 2017], strategie di coping delle emozioni [Mosher et al., 2017], aiuto di professionisti (amici, volontari). Insomma: primo informarsi, quindi considerare i propri limiti e, dove possibile, non abbandonare i propri interessi né le proprie relazioni. Il supporto e il coinvolgimento sociale rimangono una delle migliori “terapie” segnalate dalle ricerche [Halpem et al, 2017].

 

 

Bibliografia:

  • Frankl V., The Will to Meaning: Foundations and Applications of Logotherapy. Penguin/Plume, N.Y. 2014.
  • Frankl V. La sofferenza di una vita senza senso.tr.it. Mursia, Milano, 2010.
  • Lukas E.Dare un senso alla sofferenza: logoterapia e dolore umano. tr.it Cittadella, Assisi, 1988.
  • Kearns N., Blumenthal H., Rainey E., Bennet M., Powers M., Foreman M., Warren A. Discrepancy in caregiving expectations predicts problematic alcohol use among caregivers of trauma injury patients six months after ICU admission. Psychology of Addictive Behaviors, 31, 497-505, 2017.
  • Guldin, M. B., Jensen, A. B., Zachariae, R., & Vedsted, P. Healthcare utilization of bereaved relatives of patients who died from cancer: A national population-based study. Psycho-Oncology, 22, 1152–1158, 2013.
  • Vivar, C. G., Whyte, D. A., & McQueen, A. “Again”: The impact of recurrence on survivors of cancer and family members. Journal of Clinical Nursing, 19, 2048 –205, 2010.
  • Swore Fletcher, B., Miaskowski, C., Given, B., & Schumacher, The cancer family caregiving experience: An updated and expanded conceptual model. European Journal of Oncology Nursing, 16, 387– 398, 2012.
  • Penninx, B. W. J. H., Guralnik, J. M., Havlik, R. J., Pahor, M., Ferrucci, L., Cerhan, J. R., & Wallace, R. B. Chronically depressed mood and cancer risk in older persons. Journal of the National Cancer Institute, 90, 1888 –1893, 1998.
  • Kessler, E. R., Moss, A., Eckhardt, S. G., Laudenslager, M. L., Kilbourn, K., Mauss, I. B., Kutner, J. S. Distress among caregivers of phase I trial participants: A cross-sectional study. Supportive Care in Cancer, 22, 3331–3340, 2014.
  • Hunfeld, J. A., Perquin, C. W., Hazebroek-Kampschreur, A. A., Passchier, J., van Suijlekom-Smit, L. W., van der Wouden, J. C. Physically unexplained chronic pain and its impact on children and their families: The mother’s perception. Psychology and Psychotherapy, 75, 251–260, 2002.
  • Pendergrass A., Hautzinger M., Elliott T., Schilling, Becker C., Pfeiffer K. Famili caregiver adjustment and stroke survivor impairment: a path analytic model. Rehabilitation Psychology, 62, 2, 81-88, 2017.
  • Mosher C., Ott M., Hanna N., Jalal S., Champion V. Development of a sympton management intervention: Qualitative feedback from advanced lung cancer patients and their family caregivers. Cancer nursing, 40, 66-75, 2017.
  • Liljeroos M., Agren S., Jaarsma T., Arestedt K., Stromberg A. Long-term effects of a dyadic psycho-educational intervention on caregiver burden and morbidity in partners of patients with heart failure: a randomized controlled trial. Quality of life research, 26, 367-379, 2017.
  • Halpem M., Fiero M., Bell M. Impact of caregiver activities and social supports on multidimensional caregiver burden: analyses fron national-representative surveys of cancer patients and their caregivers. Quality of life research, 26, 1587-1595, 2017.

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Andrea Carta, nato a Como nel 1983, è psicologo e psicoterapeuta. Dopo la laurea magistrale in Psicologia Clinica (2007), ottiene la specializzazione in psicoterapia ipnotica (2012) e il dottorato di Ricerca in Criminologia (2015). 
È attualmente cultore della materia presso la Cattedra di Psicologia Clinica e Psicologia della Riabilitazione dell’Università Cattolica di Milano, Docente della European School of Economics (ESE), socio dell’AMISI (Associazione Medica Italiana per lo Studio della Ipnosi). 
Ricopre, inoltre, la carica di Direttore didattico presso la Scuola di Counseling Umanistico-Esistenziale E- Skill di Milano, quella di Vice Presidente dell’Associazione C.R.I.S.I. (Centro di Ricerca Intervento sullo Stress Interdisciplinare) di Erba (CO).
È direttore del settore Progettazione e Sviluppo di Rete Operativa – Bellinzona, dove è socio fondatore di RicercaStudio, società che si occupa della formazione in scienze umane nel CantonTicino.
 
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