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Psicantria: canzoni e salute mentale
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Psicantria: canzoni e salute mentale

by gaspare.palmieri21 Dicembre 2018

https://www.youtube.com/watch?v=G1BOPkqW6CE)

Sono solo canzonette cantava Bennato alcuni anni fa…ma sono davvero solo canzonette o come canta Guccini “La canzone è una penna e un foglio
così fragili fra queste dita, è quel che non è, è l’erba voglio, ma può essere complessa come la vita” (Una canzone). Da alcuni anni cerchiamo di rispondere a questa domanda sperimentando le potenzialità dello strumento canzone, non solo come prodotto artistico o di consumo, ma come strumento relazionale, psicoeducativo, narrativo. Come ci ricorda il cantautore e scrittore Simone Lenzi (2017) “una canzone è qualcosa di più delle parole e della musica su cui le cantiamo, e a capire in cosa consista questo supplemento che nasce dalla simbiosi di parole e musica”. La canzone è un’entità comunicativa complessa non fatta solo di testo e note, ma anche di arrangiamento, interpretazione, intenzione dell’artista. Questo sapiente mix di stimoli può risuonare nell’ascoltatore in modo altrettanto complesso evocando pensieri, ricordi, immagini, stimolando emozioni forti che vanno dalla commozione al bisogno di muoversi e ballare, solo per citarne un paio. Rispetto alla possibile pregnanza dei testi delle canzoni, alcuni anni fa uno psicologo inglese (Farber, 2007) ha analizzato diversi testi di canzoni rock, notando come contenessero messaggi di saggezza in grado addirittura di aiutarci a vivere meglio. La canzone inoltre rimane ancora oggi per molti giovani il principale strumento conoscitivo e comunicativo (Gigante, 2005), in particolare il genere rap nelle sue diverse declinazioni pare essere diventato la cassa di risonanza del sentire di tanti ragazzi.
Anche per questi motivi, insieme al collega psicoterapeuta e cantautore di Bologna Cristian Grassilli quasi dieci anni fa abbiamo dato vita al progetto Psicantria, un neologismo che vorrebbe dire cantare la psichiatria.
Il nostro intento principale in questo progetto è quello di scrivere e divulgare canzoni psicoeducative destinate a utenti, famigliari, colleghi e a tutti coloro che possano essere interessati agli argomenti di quello che noi chiamiamo psicomondo. Cerchiamo di creare canzoni che informino in modo puntuale e scientificamente corretto, ma anche di emozionare e di far riflettere usando in certi casi un registro ironico e leggero. I brani vengono diffusi tramite il web e vengono suonati ai concerti soprattutto legati al circuito della salute mentale. Ci capita di suonare in occasione di raduni delle associazioni dei famigliari di utenti affetti da disturbi psichiatrici, ai congressi scientifici, nelle università, alle feste di specializzazione o di pensionamento di colleghi. Il tutto per parlare di salute mentale in modo diverso, anche per combattere lo stigma ancora legato al mondo del disagio psichiatrico.
Psicantria ha per ora prodotto tre libri-CD (Palmieri e Grassilli, 2011,2014, 2017) contenenti canzoni che raccontano i disturbi psichiatrici degli adulti e dei bambini, insieme ad altri brani che parlano di fenomeni psicosociali come il bullismo, la famiglia allargata, i nativi digitali. I libri contengono contributi di eminenti colleghi sulle canzoni e il primo libro-CD Psicantria, manuale di psicopatologia cantata ha anche la prefazione di Francesco Guccini (con cui abbiamo avuto l’onore di collaborare successivamente alla scrittura di un brano per il suo album l’Ultima Thule). Abbiamo scritto anche brani che raccontano tecniche terapeutiche come la mindfulness (https://www.youtube.com/watch?v=OsNinaqt8y8). Quando diffondiamo un brano cerchiamo di legarlo a un video per aumentane la visibilità sulla rete. Uno dei video che ha avuto maggiore successo è stato quello del brano Neuropsicantria infantile (https://www.youtube.com/watch?v=x_purvXq-iw), un’animazione che racconta le diverse figure che lavorano nell’ambito della cura e presa in carico dei minori, dove abbiamo cercato di rappresentare la coralità del lavoro di equipe, anche con finalità psicoeducative per i famigliari.
In altri brani, come risposta allo stigma nei confronti di chi soffre di malattie psichiatriche, abbiamo invece cercato di rendere più “simpatici” i protagonisti di canzoni che raccontano di disturbi come Il cowboy bipolare (per un pugno di litio), Tarzan e (border)Jane o Pinocchio DSA.
Al momento stiamo lavorando a “Ehi Franco”, una canzone più seria e didascalica sulla figura di Franco Basaglia e sulla sua preziosa opera, visto che quest’anno decorre il quarantennale della Legge 180. Nel video che gireremo a breve saranno coinvolti gli utenti di un’associazione che si occupa di inserimento eterofamigliare di pazienti psichiatrici (il cosiddetto IESA).
Non siamo stati certo i primi a usare lo strumento canzone per affrontare le tematiche della salute mentale e del disagio. In misura diversa tanti cantautori italiani hanno ritratto “il matto”: De Andrè, Cristicchi, Gaber, Guccini e tanti altri. A proposito di Gaber, pochi giorni fa, in occasione di Màt, la settimana della salute mentale modenese, abbiamo organizzato insieme alla Fondazione Gaber un incontro dal titolo “Far finta di essere sani. Ricordando Gaber a 40 anni dalla legge Basaglia”. Lo spettacolo Far finta di essere sani è del 1973 e contiene diversi brani che affrontano il tema dell’integrità tra corpo e mente, della ricerca dell’”equilibrio sopra la follia”, del rapporto tra pensiero e pulsione, tra libertà e costrizione. Brani memorabili come L’elastico, Dall’altra parte del cancello, Far finta di essere sani, Quello che perde i pezzi, solo per citarne alcuni, sono il frutto di un complesso lavoro di riflessioni su questi temi da parte di Gaber e Luporini, che presero ispirazione anche dagli scritti dello psichiatra scozzese R. D. Laing, autore della celeberrima opera L’io diviso. Le strade della psichiatria e della musica si sono incrociate anche nelle storie di tanti artisti della scena rock e pop, sia italiana che straniera e anche questo ha destato il nostro interesse, a partire dal drammatico suicidio di Luigi Tenco avvenuto cinquantun anni fa (Palmieri G, 2016, Campanella e Palmieri, 2017).
Un secondo intento del nostro progetto, sicuramente più clinico e meno sociale, è quello di lavorare con i pazienti di diverse strutture psichiatriche residenziali o semiresidenziali, utilizzando la canzone come facilitatore, come mezzo per migliorare la relazione terapeuta e come stimolo. In questi anni abbiamo sperimentato questa metodologia di lavoro su pazienti psichiatrici affetti da gravi disturbi dell’umore e della personalità, psicosi, dipendenze e disturbi del comportamento alimentare. Esistono diverse possibilità di lavoro in questo senso a partire dai gruppi di ascolto, passando dal canto corale, fino ad arrivare al songwriting.
Ascoltare un brano musicale concentrandosi sull’ascolto e senza fare altre cose contemporaneamente (come guidare, correre, fare la spesa, etc.) è un’impresa sempre più ardua al giorno d’oggi e nei gruppi di ascolto invitiamo le persone ad ascoltare le canzoni con la semplice finalità del riconoscimento di ciò che la canzone suscita in noi a livello di emozioni, pensieri, immagini, sensazioni fisiche. Per favorire la concentrazione e l’ordinamento dell’esperienza interna usiamo apposite schede (tipo scheda ABC usata nella psicoterapia cognitiva), dove viene elencata una lista di emozioni con diversi livelli di intensità e c’è uno spazio per scrivere pensieri, immagini e altre sensazioni. I pazienti propongono i brani da ascoltare e vengono invitati a motivare pubblicamente le scelte con domande del tipo “Cosa rappresenta questo brano per lei?” o “Perché ha proposto questa canzone?”. Da lì nasce una discussione di gruppo dove chi se la sente condivide con il gruppo i propri vissuti evocati dall’ascolto. La musica rende l’ambiente più leggero e confidenziale ed ha il potere di attivare e ingaggiare molto i partecipanti. Da una settimana all’altra vengono dati dei semplici compiti di scrittura di parodie di canzoni conosciute, con la consegna di cambiare il testo con qualcosa di personale. I testi prodotti vengono condivisi con il gruppo e diventano occasioni preziose di autonarrazione. Nella seconda parte degli incontri ci dedichiamo al cantare insieme canzoni proposte dal gruppo e alla scrittura di brani originali (il cosiddetto songwriting). In questa fase il musicoterapeuta, “armato” di chitarra, coinvolge il gruppo nella composizione di canzoni. Si parte solitamente dal testo con un brainstorming sulle tematiche che il gruppo ha voglia di affrontare, che possono riguardare il percorso di cure o altri temi. Il terapeuta aiuta i partecipanti, anche quelli privi di esperienze musicali, a partecipare alla costruzione della melodia facendo creare loro con la voce piccoli frammenti melodici che poi cuce fino ad ottenere un brano intero. Ogni scelta sulla costruzione della canzone viene condivisa e decisa democraticamente in gruppo. L’obiettivo finale è la registrazione del brano con un’apparecchiatura portatile, che il terapeuta porta nel luogo di cura. Anche l’esperienza della registrazione della propria voce diventa qualcosa di speciale e nuovo, che può conferire un senso di efficacia personale e di grande soddisfazione. Queste esperienze potenziano inoltre la dimensione collaborativa interpersonale, quella del lavorare in gruppo per uno scopo comune, a scapito di quelle più distruttive o narcisistiche, spesso presenti nei pazienti gravi. In alcuni casi viene girato con i cellulari e montato anche un semplice video che accompagna la canzone, che ovviamente non viene diffuso pubblicamente ma resta un documento della storia del percorso clinico a disposizione dell’equipe e dei partecipanti come ricordo dell’esperienza.
Chiudo con il commento di di C., una ragazza di trent’anni affetta da un grave disturbo del comportamento alimentare al termine del nostro laboratorio di musicoterapia durato quindici incontri “sono molto contenta, è stata un’esperienza positiva. Mi ha permesso di dare alla musica un grande valore, di trasmissione di emozioni, di contenuti, ho conosciuto un sacco di canzoni che mi sono piaciute che poi ho riascoltato fuori. Mi sono piaciuti i momenti in cui abbiamo realizzato la composizione e la registrazione del video, perché ha rappresentato la coesione di questo gruppo, la capacità di collaborare e di identificare bene quelli che sono gli obiettivi comuni e i punti comuni che adesso ci legano tanto”.

Campanella M, Palmieri G. Forse non sarà domani. Invenzioni a due voci su Luigi Tenco, Arcana, 2017

Farber B.A. (2007) “Rock ‘n’ roll wisdom: what psychologically astute lyrics teach about life and love (sex, love, and psychology)”, Praeger, London

Gigante L., Turi G. prestami orecchio. L’uso della canzone nel dialogo tra le generazioni. La meridiana, 2005

Palmieri G, Grassilli C. La neuropsicantria infantile. Manuale cantato di psicopatologia dell’età evolutiva, La meridiana, 2017
Palmieri G. Psicorock. Storie di menti fuori controllo, Arcana, 2016

Palmieri G., Ferrazzi G., Pingani L., Aspettative e opinioni di un campione di pazienti psichiatrici ricoverati rispetto a Un’esperienza di musicoterapia ricettiva. Musica et terapia, numero 34, luglio 2016

Palmieri G., Grassilli C. La psicantria della vita quotidiana, fenomeni psicosociali cantati. La Meridiana, 2014
Palmieri G., Grassilli C. La psicatria. Manuale di psicopatologia cantata, La Meridiana, Molfetta (BA), 2011

R.D. Laing L’io diviso, Studio di psichiatria esistenziale, Einaudi, 1969
S. Lenzi Per il verso giusto. Piccola anatomia della canzone. Marsilio, 2017

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gaspare.palmieri
Dr. Gaspare Palmieri, Psichiatra, Psicoterapeuta, Dottore di ricerca in psicobiologia dell'uomo presso l'Università di Modena e Reggio Emilia, cantautore. Svolge la propria attività clinica privatamente a Modena e collabora con alcune strutture ospedaliere del territorio emiliano come consulente psichiatra e musicoterapeuta. Svolge attività di docenza presso diverse scuole di psicoterapia e musicoterapia. E' autore di diversi articoli pubblicati su riviste nazionali e internazionali e di alcuni saggi sui rapporti tra musica e psichiatria. Per contatti: gasparepalmieri@yahoo.com

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