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Amore e tradimento: note psicologiche
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Amore e tradimento: note psicologiche

by andrea.carta11 Aprile 2019

“L’amore è l’unico modo per cogliere un altro essere umano nel nucleo più intimo della sua personalità” (Frankl, 2012). La ricerca di un senso e di un significato della vita, deve transitare, necessariamente, nel coinvolgimento relazionale e sentimentale. Nella vita di coppia, cosi come nel dolore legato alla dissoluzione della stessa, spesso motivato dal crollo dei progetti comuni e di obiettivi futuri co-condivisi, si sperimenta una sensazione che rimanda alla nostra traiettoria nel mondo quotidiano. Non a caso E. Lukas (1988), con grande precisione, fa notare come prendersi cura, amare qualcuno, significhi dare un senso alla propria esistenza, riempiendola di coscienza e condividendo con il proprio partner la gioia di un percorso costruito a quattro mani. “lo faccio per te”, “mi prendo cura di te”, frasi ricorrenti in amore, che hanno una ben delineata finalità e una direzione: l’importanza dell’altro. Si deve sottolineare, quindi, come esistano due dimensioni-motivazioni distinte dello “stare nella coppia”: quella del significato e quella della responsabilità. Se io ho responsabilità nei confronti del partner, devo considerare il suo punto di vista, devo cercare di attualizzare concretamente, apertamente, senza egoismo il progetto che entrambi abbiamo pensato, devo lanciare lo sguardo verso il futuro. Questo implica lealtà, forse primo motore motivazionale, che rende onore al perché della mia scelta.

Ma cosa succede quando queste due direttive non sono più attuate? Cosa succede quando la scelta, per le più svariate ragioni, non ricade più sul partner, ma si sposta su altre persone? Avviene il tradimento.

Magistrali le parole di Carotenuto che, nel suo libro “Amare tradire. Quasi un’apologia del tradimento”, descrive accuratamente quali sentimenti attraversano le persone tradite: “Subire un tradimento significa essere consegnati a una morte dolorosa e provare in prima persona le ferite dell’abbandono e la perdita di ogni riferimento abituale”. Una fastidiosa sensazione fisica, un trauma, un lutto che colpisce il soggetto, provocando, nella maggior parte dei casi, cognizioni negative svalutanti e rimuginazioni. Non a caso, nell’elaborare una perdita, si presentano da subito negazione (“non può essere successo a me”) e rabbia (“perchè proprio a me) accompagnati da quella angoscia bloccante legata all’abbandono.

Sull’altro versante, quello della persona che tradisce, si assiste, nella maggior parte dei casi,  a un fenomeno mentale, quasi un copione, che si ripresenta ogni qual volta ci sia incoerenza tra idee o comportamenti. Una persona è “a posto” con se stessa quando avverte quella piacevole attivazione cognitiva-emotiva di essere congruente: idee e comportamenti sono allineati (stato di consonanza cognitiva). Per esempio: sono convinto che salvare gli animali sia un mio valore prioritario, mi dedicherò al volontariato in un canile. Pensieri e comportamenti sono coerenti, probabilmente mi sentirò soddisfatto quindi continuerò il mio comportamento.

Ma quali conseguenze se idee, pensieri e comportamenti non sono coerenti tra di loro? Avviene la cosiddetta dissonanza cognitiva: (Festinger, 1957) uno spiacevole stato di attivazione psico-fisiologica dovuto all’incoerenza tra i miei propositi e le azioni che metto in atto. Amo e mi sono impegnato con questa persona, ma la tradisco: inizia una attivazione fisica avversa (tachicardia, sudorazione, pesantezza gastrica ecc) unita a pensieri negativi, rimuginazioni, idee fisse, ansie.

L’individuo deve cercare, nel minor tempo possibile, di ridurre questa dissonanza, poiché, oltre alle già citate reazioni fisiche spiacevoli, si proietta in uno stato mentale in cui persiste una perdita acuta di autostima. Esistono almeno tre modalità per diminuire la dissonanza (modi che vediamo comunemente nella gestione, ad esempio, del tradimento:

 

  1. a) cambiare l’ambiente: decido volontariamente di terminare la relazione con il mio precedente partner, diminuisce la dissonanza, poiché idee (amo il nuovo partner) e comportamenti (ho scelto il nuovo partner) sono coerenti.
  2. b) modificare il mio mondo cognitivo: “se tradisco è perchè il mio partner non è più attento ai miei bisogni. Se l’è meritata!”. Giustifico i miei pensieri, i miei comportamenti diventano quindi coerenti. Si riduce l’attivazione
  3. c) cambiare i miei comportamenti: decido di porre fine al tradimento e rientro cosi nella congruenza tra pensieri, valori e azioni.

 

Generalmente possiamo affermare che le persone autori in un tradimento, almeno in una prima fase, utilizzino maggiormente strategie di neutralizzazione che tendono ad affievolire la posizione cognitiva del soggetto, giustificandosi, riducendo la portata del comportamento o attribuendo all’altro la colpa dell’innesco della nuova relazione.

Questo modalità interpretativa, in realtà, è estendibile anche ad altri tipi di “amore”: pensiamo ad esempio, in tempi di guerra, all’amore per la patria ma alla necessità di dover collaborare con il nemico.

Rimane comunque, al netto delle interpretazioni, la delusione sperimentata sia dalla persona “colpevole” che dalla persona tradita. A tal proposito, importante è la riflessione della Fallaci:  “ Niente ferisce, avvelena, ammala, quanto la delusione. Perché la delusione è un dolore che deriva sempre da una speranza svanita, una sconfitta che nasce sempre da una fiducia tradita cioè dal voltafaccia di qualcuno o qualcosa in cui credevamo. E a subirla ti senti ingannato, beffato, umiliato. La vittima d’una ingiustizia che non t’aspettavi, d’un fallimento che non meritavi. Ti senti anche offeso, ridicolo, sicché a volte cerchi la vendetta. Scelta che può dare un po’ di sollievo, ammettiamolo, ma che di rado s’accompagna alla gioia e che spesso costa più del perdono”.

Ha quindi senso orientarsi, come reazione, verso la vendetta?

 

andrea.carta AutoreModerator
Andrea Carta, nato a Como nel 1983, è psicologo e psicoterapeuta. Dopo la laurea magistrale in Psicologia Clinica (2007), ottiene la specializzazione in psicoterapia ipnotica (2012) e il dottorato di Ricerca in Criminologia (2015). 
È attualmente cultore della materia presso la Cattedra di Psicologia Clinica e Psicologia della Riabilitazione dell’Università Cattolica di Milano, Docente della European School of Economics (ESE), socio dell’AMISI (Associazione Medica Italiana per lo Studio della Ipnosi). 
Ricopre, inoltre, la carica di Direttore didattico presso la Scuola di Counseling Umanistico-Esistenziale E- Skill di Milano, quella di Vice Presidente dell’Associazione C.R.I.S.I. (Centro di Ricerca Intervento sullo Stress Interdisciplinare) di Erba (CO).
È direttore del settore Progettazione e Sviluppo di Rete Operativa – Bellinzona, dove è socio fondatore di RicercaStudio, società che si occupa della formazione in scienze umane nel CantonTicino.
 
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