Psichiatria
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Valutazione psicologica dei “Tic”
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Valutazione psicologica dei “Tic”

by roberto.corradi8 Ottobre 2019

La parola Tic deve la sua apparizione ad un particolare comportamento equino. Infatti si era osservato che alcuni di questi animali avevano il vizio di battere l’arcata dentale superiore sulla mangiatoia producendo un caratteristico rumore da cui ebbe origine la radice onomatopeica del termine .

Successivamente anche agli esseri umani venne esteso lo stesso significato riferito ad uno o più gesti ripetuti ,fastidiosi e dannosi.

Attualmente vengono definiti Tic alcuni  movimenti, gesti o espressioni improvvisi, rapidi, ripetitivi, aritmici e stereotipati.  Sono percepiti come irresistibili, ma possono essere repressi per periodi variabili di tempo. Tutte le forme di tic possono essere aumentate dallo stress, da cui traggono origine, e attenuarsi durante attività che richiedono concentrazione (per esempio leggere o cucire) e spariscono in genere durante il sonno.

Compaiono per lo più verso i cinque sei anni ma possono manifestarsi anche molto prima  , durante il periodo della scuola materna .

I tic sono preceduti da un sentimento di tensione che è momentaneamente sospeso attraverso la scarica rappresentata dall’esecuzione del tic stesso. Spesso segue un sentimento di vergogna e di colpa, non di rado rinforzato dall’ambiente circostante. Vediamo una breve classificazione :

– I tic motori semplici più comuni includono ammiccamenti, torsioni del collo, alzate

di spalle, smorfie del viso e colpi di tosse.

– I tic vocali semplici comprendono invece attività come il raschiarsi la gola, grugnire,

tirare su col naso, sbuffare e abbaiare.

– I tic motori complessi si manifestano con comportamenti intenzionali come espressioni facciali, gesti degli arti o della testa. Comprendono movimenti mimici o azioni come il riassettarsi, saltare, toccare, pestare i piedi e odorare un oggetto. In casi estremi questi movimenti possono essere osceni (copoprassia) o autolesivi.

– I tic vocali complessi sono costituiti dalla ripetizione di parole o di frasi fuori dal contesto, la coprolalia (utilizzo di parole socialmente inaccettabili, spesso oscene), la palilalia (ripetizione dei propri suoni o delle proprie parole) e l’ecoalia (ripetizione

Rispetto alla variabile temporale i tic vengono suddivisi in :

Tic transitori, che includono tic motori o vocali  perdurano almeno 4

settimane ma non più di 12 mesi consecutivi [DSM IV,TR]. L’insorgenza tipica

è fra 3 e 10 anni e spariscono spontaneamente. Sono i più frequenti.

Tic cronici, condizione che può essere osservata sia in bambini sia in adulti, con un esordio prima dei 18 anni. I tic si manifestano molte volte al giorno, per una durata superiore ad un anno, senza un periodo di tre mesi consecutivi liberi dal sintomo. Sono presenti tic motorio tic vocali, ma non entrambi. Questa caratteristica permette la diagnosi differenziale con il Disturbo di Tourette, in cui sono presenti contemporaneamente sia tic motori sia tic vocali [DSM IV TR] .

Escludendo attraverso appropriati controlli cause di carattere fisiologico l’origine di questo disturbo , sia nella forma cronica che  transitoria è da ricercare nell’ambito familiare anche se una certa predisposizione genetica non è mai stata esclusa.. Le cause scatenanti sono varie e sarebbe riduttivo adattarsi ad esigenze tassonomiche cercando di includere i Tic in una ridotta serie di atteggiamenti educativi . E’ certo che atteggiamenti eccessivamente autoritari o direttivi in assenza di una adeguata cornice relazionale possono , in funzione delle caratteristiche ansiogene , generare atteggiamenti stereotipati e ripetitivi . E’ intuibile la sofferenza generata da questo particolare disturbo che imprigiona la persona in atteggiamenti non voluti  spesso oggetto di scherno o di ironia. Si fa presto a complicare la situazione , la vergogna causa isolamento o evitamento  di esperienze relazionali indispensabili ad un soggetto in età evolutiva . I bambini sono ovviamente molto esposti a questo genere di disturbo a causa della limitatezza nella loro capacità di elaborazione delle informazioni. Inoltre spesso le cause scatenanti derivano da un modellamento improntato sul controllo emotivo in presenza di un aggressività indiretta non sempre riconosciuta dal contesto familiare . Mettere l’accento sul sistema educativo è fondamentale in ogni problema che coinvolge i minori infatti non di rado si afferma che quel tal bambino “ha un disturbo”, mentre bisognerebbe chiedersi che cosa nell’ambito educativo ha messo in crisi i, tutto sommato robusti, meccanismi che tutelano l’evoluzione psicofisica . Abbiamo accennato che una buona componente ansiosa è sempre presente nei soggetti colpiti da questo particolare disturbo ma tale componente sembra essere ultimamente una delle problematiche maggiori che colpiscono i bambini . Le ragioni sono molto semplicemente da ricercare in una sempre più diffusa inadeguatezza relazionale da parte dei genitori che sembrano incapaci di gestire difficoltà e piccole crisi in modo adeguato , il numero delle separazioni mi sembra un buon indicatore in questo senso. Quindi non è corretto chiedersi cosa non và nel bambino ma piuttosto domandarsi cosa non funziona negli atteggiamenti degli adulti . Alle volte, dando attenzione,   basta passare più tempo con i bambini cestinando televisione o superficiali impegni mondani per migliorare la situazione , ma se questo fosse impossibile a causa di una inabilità introspettiva è necessario rivolgersi ad un professionista . Attualmente le terapie cognitivo comportamentali sembrano quelle più efficaci nel trattamento dei disturbi con componente ansiosa tuttavia la già citata importanza del contesto familiare permette un buona risoluzione del problema anche con approcci diversi dove tuttavia deve essere riconosciuta l’importanza dell’aspetto relazionale. Abbiamo già sottolineato come esista una  differenza  tra aspetti transitori e cronici, nel secondo caso non è escluso che un problema si trascini per anni anche se un approccio efficace di solito migliora molto la situazione . La complessità di questo disturbo e la molteplicità delle correlazioni con altre patologie non permette tuttavia previsioni applicabili a livello generale . Ogni caso è specifico . Non è possibile nemmeno  cercare di tracciare un profilo psicologico standard , operazione sempre rischiosa , sempre  per gli stessi motivi già elencati . In sintesi quando siamo in presenza di un disturbo da Tic la prima attenzione và sempre rivolta ai modelli educativi coinvolgendo i familiari cercando, ove possibile , di individuare le possibili cause ansiogene, successivamente è fondamentale effettuare una attenta psicodiagnosi utilizzando reattivi rigorosamente standardizzati allo scopo di formulare prognosi attendibili e il meno vaghe possibili per garantire a pazienti e familiari la massima tutela possibile .

 

 

 

 

 

roberto.corradi AutoreModerator
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